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Storia di Marghera

La città di Marghera, nasce nel 1917 sulle ali dell’ideologia futurista per una nuova città tutta industrie, ciminiere e velocità, in grado secondo i seguaci di Marinetti di porre termine alla decadenza della Venezia dei Dogi e della Serenissima Repubblica.

In quarant’anni Porto Marghera, avvalendosi di leggi fatte ad hoc, complicità, giochi di potere ed una buona dose di intelligenza mista ad incoscienza, diventa un grande polo industriale dove dal dopoguerra con l’installazione degli impianti petrolchimici si sviluppano le più avanzate produzioni della chimica italiana.

La chimica di Marghera rappresenta un punto chiave nella chimica italiana e costituisce un patrimonio da qualificare, secondo una linea rigorosa di rispetto dell’ambiente. In tale processo devono essere coinvolte tutte le Istituzioni ma anche e soprattutto le imprese, che devono tempestivamente adeguare i loro impianti alle normative CEE e alle specificazioni che le competenti autorità riterranno di dover dare in considerazione delle particolari caratteristiche ambientali dell’area di Porto Marghera. Negli ultimi decenni, nell’area, si è assistito ad un lento processo di declino industriale e di degrado urbanistico, contrassegnati, oltre che dalla presenza di vaste aree dismesse o sottoutilizzate, dall’obsolescenza o dall'assenza di molte infrastrutture primarie, e da fenomeni di inquinamento preoccupanti. Si è pertanto iniziato un piano di Riconversione del Polo Industriale di Marghera che ha previsto anche la realizzare di un Parco Scientifico e Tecnologico.

Il nascita del VEGA, e la sua localizzazione proprio nella zona industriale di Porto Marghera risale agli inizi degli anni ’90, periodo di profonde trasformazioni industriali collegate alla crisi dell’industria pesante e alla necessità di riconvertire l’area in un diverso modello produttivo basato su una nuova e moderna concezione di sviluppo industriale e di servizi a stretto contatto con l’università e i centri di ricerca.

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